Ville Venete - Cenni Storici

In un'area di una decina di chilometri intorno a Soave si concentrano molte delle più celebri Ville Venete. A partire dal Quattrocento, la bellezza del paesaggio, la facilità di giungervi da Venezia via acqua e via terra, la vicinanza con Vicenza e Verona, hanno spinto molte grandi famiglie a scegliere quest'area per edificarvi le loro splendide dimore.

A firmarle sono stati architetti come Andrea Palladio, Michele Sanmicheli, Vincenzo Scamozzi, Antonio Pizzocaro, Giorgio Massari, Francesco Muttoni, a renderle più belle artisti come Paolo Veronese, Giambattista Zelotti, Giambattista e Giandomenico Tiepolo, Alessandro Maganza, Bernardino India, Anselmo Canera, Louis Dorigny, Lorenzo Rubini, Bartolomeo Ridofli, insomma il meglio di quanto abbia contribuito a creare il mito della civiltà in villa.



Verso la metà del ‘500 molte famiglie patrizie veneziane decisero di investire le grandi ricchezze accumulate nei commerci con l’Oriente nella realizzazione di grandi imprese agricole da amministrare direttamente. Fu allora che i Corner, i Barbaro, i Badoer, gli Emo, i Grimani, i Foscari, detentori del potere economico e politico, ma anche grandi studiosi di filosofia e cultori d’arte, trovarono in Andrea Palladio il loro interprete ideale.

Tutte le ville palladiane furono realizzate nel terzo quarto del cinquecento. In questa prima fase della diffusione della villa veneta, gli aspetti piacevoli della vita a contatto con la natura rimanevano in secondo piano rispetto alla scelta, tutta economica, di orientare gli investimenti verso un’agricoltura di tipo intensivo. Successivamente, e con sempre maggiore decisione col passare dei decenni, la villa prese ad assumere principalmente il carattere di “luogo di delizie” ed anche una specie di status symbol. La “villeggiatura”, cioè il soggiorno in villa, che tendeva di norma a concentrarsi in coincidenza con i due principali periodi di raccolto dell’annata agricola: la mietitura, tra metà giugno e fine luglio e la vendemmia, dai primi di ottobre a metà novembre, iniziò ad assumere nel Settecento un carattere mondano e di distinzione sociale per la ricca borghesia veneziana, fregiatasi, nel frattempo, anche di titoli nobiliari.

Nasceva così la villa veneta, una tipologia abitativa e produttiva assolutamente originale, che ebbe un grande successo poichè rispondeva nello stesso momento ad esigenze estetiche e funzionali. Essa recepiva alcuni caratteri morfologici e strutturali di derivazione romana imperiale che Palladio aveva potuto conoscere sui testi antichi e nei diversi viaggi a Roma in compagnia del suo pigmalione, l’umanista Gian Giorgio Trissino.

 

 

Se la villa quindi, fatto senza precedenti, assumeva forme di tempio classico, non dobbiamo tuttavia dimenticare che nell’età dell’umanesimo il tempio non aveva tanto un significato religioso, quanto piuttosto la funzione di marcare una differenza culturale: i segni della classicità riassumevano un intero sistema di valori antropologici, etici ed estetici, basati sul sapere ereditato dai greci e dai romani e riscoperti dagli umanisti.
Ed ecco allora sorgere, accanto al corpo centrale destinato all’abitazione del signore, le tipiche barchesse, le stalle, le colombare, le abitazioni per i coloni.
Nell’arco di tre secoli varie centinaia di ville furono edificate nella campagna dell’entroterra Veneto e soprattutto lungo i principali corsi d’acqua, poiché questi costituivano allora la più comoda, sicura ed economica via di comunicazione, ma la nuova concezione socio economica testimoniata dalla villa veneta si diffuse ovunque, arrivando anche molto lontano e perfino nel Nuovo Mondo, nelle grandi piantagioni del Sud degli Stati Uniti d’America.

Rievocando il particolare equilibrio di queste splendide costruzioni, è interessante mettere in evidenza i principi generatori di tali spazi, criteri che hanno tradotto in regole geometriche la dimensione filosofico-religiosa e la concezione dell’universo propria del tempo, con una tensione alla sintesi particolarmente indicativa del pensiero dell'epoca.

Questa moda, tipicamente veneziana, costituì la materia prima per quella Trilogia della Villeggiatura in cui Carlo Goldoni seppe magistralmente rappresentare l’evoluzione della



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